EU-US Privacy Shield è il nuovo meccanismo che consentirà di trasferire i dati personali dall’Unione Europea agli Stati Uniti

I pilastri del nuovo quadro di regole che proteggerà i cittadini europei nel momento in cui i loro dati saranno trasferiti oltre oceano saranno: Trasparenza e certezza delle regole per le imprese, e garanzia per i cittadini europei di far valere il proprio diritto alla privacy anche con le autorità statunitensi. Stati Uniti e Unione Europea hanno trovato un’intesa.

Si chiama EU-US Privacy Shield ed è il nuovo meccanismo che consentirà di trasferire i dati personali dall’Unione Europea agli Stati Uniti. A condurre le trattative del nuovo accordo, che dovrà essere precisato nelle prossime settimane, sono state due donne, la commissaria europea alla Giustizia, Věra Jourová, e Penny Sue Pritzker, segretaria al Commercio nell’amministrazione Obama. Nelle prossime settimane la Commissione preparerà una decisione di adeguatezza, mentre gli Stati Uniti dovranno adottare le misure per realizzare gli impegni assunti con il nuovo accordo.

Il nuovo quadro di regole sostituisce il Safe Habor del 2000, il preesistente meccanismo invalidato dalla Corte di Giustizia Europea lo scorso 6 ottobre. L’accordo prevedeva un sistema di volontaria adesione ai principi concordati da Unione Europea e Stati Uniti, sotto la supervisione della Commissione federale per il commercio degli Stati Uniti (Federal Trade Commission),


Secondo le prime indicazioni trapelate, per conformarsi al nuovo meccanismo le società statunitensi dovranno rispettare specifici obblighi relativi alle modalità di trattamento dei dati e al rispetto dei diritti dei soggetti coinvolti. A supervisionare il rispetto di tali obblighi ci sarà la Federal Trade Commission. Nell’ambito dell’accordo gli Stati Uniti hanno assicurato che saranno previsti anche limiti chiari alla possibilità per le autorità di pubblica sicurezza di accedere ai dati personali, escludendo che avvengano attività di monitoraggio indiscriminato e non proporzionale.

A tutela dei cittadini europei che ritengano i propri diritti violati negli Stati Uniti ci saranno diversi strumenti: La possibilità per le Autorità europee di riportare casi alla Federal Trade Commission, oppure di rivolgersi a un Ombudsperson creata appositamente in caso di violazioni da parte delle autorità di intelligence.
Dopo il ricorso da parte dei cittadini europei le società avranno obbligo di risposta rapida. In caso contrario, un meccanismo di contenzioso sarà accessibile gratuitamente.

Ecco la dichiarazione in merito, rilasciata da Giovanni Buttarelli, Garante europeo della protezione dei dati.

L’accordo politico che dovrà essere tradotto in realtà nei prossimi mesi riguarda una delle modalità per trasferire dati personali dall’Europa verso gli​ Stati Uniti che è molto importante soprattutto per le PMI, perché le grandi imprese avevano iniziato due anni fa a fare uso di altri strumenti per mettersi al riparo dal possibile annullamento della decisione del 2000. Tuttavia, il bilanciamento degli interessi che si sta facendo intorno al Safe Harbor, avrà un effetto orizzontale, anche su questi altri strumenti. La prima conclusione è, appunto, che un accordo apparentemente riferito a una sola delle tante opzioni per trasferire dati all’estero avrà in realtà un effetto orizzontale, perché non stiamo discutendo tanto delle garanzie offerte dalle imprese in questo specifico contesto quanto, piuttosto, ed è stata questa la ragione per la quale la decisione del 2000 della Commissione Ue è stata annullata dalla Corte di Giustizia, dell’accettabilità in Europa di un uso di questi dati da parte delle autorità di intelligence di altri Paesi, in questo caso degli Stati Uniti, laddove l’uso non sia necessario, proporzionato, sicuro e con rimedi a garanzia dell’interessato in casi di errori o eventuali abusi.

La nostra tradizione giuridica è diversa da quelli di altri Paesi, compresi gli USA, e sebbene condividiamo alcuni valori generali in chiave di privacy, per quanto riguarda poi il modo concreto in cui queste attività di intelligence tengono luogo c’è molta differenza. Il gruppo di tutte le autorità garanti in Europa guarda positivamente all’annuncio che un accordo politico sarebbe stato concluso. Si tratta di una fumata, ma prima di vedere il colore bianco o nero dobbiamo vedere la sostanza. E questo avverrà nelle prossime settimane. Per il momento le autorità garanti dei 28 Paesi assieme al Garante europeo hanno adottato e pubblicato ieri una decisione con cui guardano a favore a questo annuncio e rendono noto che sono in procinto di completare l’analisi del sistema legale USA anche alla luce di recenti modifiche; hanno evidenziato quali sono i punti per loro essenziali, ai quali va aggiunto il profilo della vincolatività di queste misure per gli USA, in cui si accenna al fatto se siano sufficienti assicurazioni per iscritto da parte di alte autorità americane che l’accesso dei dati trasferiti dall’Europa, se necessario per ragioni di intelligence, avverrà soltanto quando è necessario e proporzionato. Gli “sherpa” interni alla Commissione sono stati delegati in sede plenaria dalla Commissione stessa a tradurre in concreto l’accordo politico in uno schema di decisione europea che dovrà essere sottoposto a vari pareri. La Commissione conta di finalizzare il primo schema entro qualche settimana e quindi non credo che prima della fine di marzo avremo la disponibilità integrale di questi testi. Dopodiché, la mia autorità da sola e insieme, in separato parere, con le autorità degli altri Paesi e anche un terzo organismo che riunisce i rappresentanti dei governi degli Stati membri, dovranno separatamente adottare dei pareri che hanno un’influenza sulla procedura. Quindi, come accaduto nel 1999 quando il Safe Harbor è stato adottato, è possibile che tra la proposta iniziale e poi quello che sarà eventualmente adottato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ci sia una differenza sostanziale su aspetti anche importante. Le grandi linee che sono state annunciate sono positive e vanno nella giusta direzione. In questi casi il diavolo è nei dettagli, quindi bisogna vedere come esse sono, poi, concretamente sviluppate, considerato anche che il sistema giuridico americano è particolarmente complesso.

Nel 2014 e 2015 ci sono stati sviluppi normativi negli Stati Uniti e uno è ancora pendente. Questi cambiamenti hanno portato aspetti positivi in termini generali, ma non tutti. Alcune formulazioni sono state ritenute non chiare, non precise e addirittura insoddisfacenti. Comunque, qualcosa si è mosso. Vediamo adesso rispetto a quello che è stato fatto negli ultimi due anni che cosa interverrà in più, in un momento in cui c’è una transizione dell’amministrazione americana e l’Europa ha bisogno di rassicurazioni stabili nel tempo, che tengano conto di sviluppi di vario tipo e dell’esito delle elezioni negli Usa, tenendo conto che quello che è stato fatto negli ultimi due anni è stato realizzato da un certo tipo di presidenza che potrebbe essere diversamente collocata nel futuro. L’Europa vuole certezza e vuole il più possibile qualcosa simile a un sistema giuridico. Gli Usa hanno un approccio che limita al massimo il ruolo del Congresso nel ratificare accordi internazionali e c’è molta delega all’esecutivo in tutto questo. Ma qui siamo in una terra delicatissima: diritti umani e diritti della personalità. Bisogna andarci con i piedi di piombo”.

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